mercoledì 1 aprile 2026

Iberia 2025: l’estate in cui abbiamo lasciato che fosse la strada a decidere il ritmo

Da Sestrier all’Atlantico, fino al Marocco: un viaggio in moto lungo più di 6.300 km, raccontato come piace a noi. Senza scorciatoie, senza fretta, senza filtri.

https://www.youtube.com/watch?v=mO54wATLzMw
Il film completo di Iberia 2025: oltre un’ora di viaggio in moto tra Spagna, Portogallo e Marocco.

Ci sono viaggi che nascono attorno a una meta precisa. E poi ci sono quelli che, pur avendo una direzione, trovano il loro senso un po’ più avanti, quando smetti di guardare l’orologio, di pensare solo all’arrivo, e inizi a lasciarti guidare davvero da quello che succede lungo la strada. Iberia 2025 per noi è stato esattamente questo: un viaggio lungo, pieno, fisico, attraversato con la voglia di andare avanti ma anche con quella di fermarci quando serviva.

Una linea che dall’Italia ci ha portati in Francia, poi in Spagna, in Portogallo, fino al Marocco, e infine di nuovo verso casa. Nella versione completa del viaggio sono diventati 6.349,4 chilometri, ma quello che ci è rimasto addosso non è il numero. È il ritmo. È il modo in cui ogni giorno si è lasciato attraversare senza forzature, senza voler comprimere tutto dentro una tabella di marcia.

Non ci interessa collezionare luoghi. Ci interessa attraversarli davvero, con il tempo necessario per ascoltarli.

Tutto è iniziato vicino a Sestrier

Ogni viaggio ha un momento in cui smette di essere preparazione e diventa reale. Per noi quella soglia è arrivata nei dintorni di Sestrier, tra i primi chilometri e quella sensazione precisa che solo le partenze vere sanno darti: sei ancora vicino a casa, ma mentalmente sei già altrove.

Nel primo episodio lasciamo l’Italia, attraversiamo la Francia e raggiungiamo il confine con la Spagna. Detto così sembra semplice. In realtà la bellezza era già tutta lì: nelle strade panoramiche, nei passaggi di montagna, nel cambio graduale di luce, nel modo in cui il viaggio comincia a sistemarsi dentro di te prima ancora che sulla cartina.

https://www.youtube.com/watch?v=B1I7vOD0WyQ
Il primo episodio: la partenza dall’Italia, la Francia e il primo grande passaggio verso la Spagna.

La Spagna ci ha dato il senso dell’attraversamento

C’è sempre un punto in cui capisci che non sei più soltanto partito: sei entrato nel viaggio. Per noi quel momento è coinciso con la Spagna. Dopo i primi giorni, dopo i confini, dopo l’assestamento iniziale, la strada si allarga e prende un altro respiro.

Le giornate diventano più distese, il paesaggio si apre, e con lui si apre anche il nostro modo di guardare ciò che ci circonda. La Spagna, in questo viaggio, è stata una cerniera narrativa: il punto in cui Iberia ha smesso di essere soltanto una partenza ben riuscita ed è diventata un vero racconto in movimento.

Il Portogallo è stato il cambio di tono

Se la Spagna ci ha dato ampiezza, il Portogallo ci ha dato profondità. L’ingresso in territorio portoghese ha cambiato il viaggio in modo sottile ma netto. È arrivata una dimensione più lenta, più oceanica, più contemplativa.

Porto, nel film completo, è uno di quei luoghi che senti come giro di boa. Da lì in avanti il viaggio non è più solo strada da fare, ma atmosfera da abitare. E poi costa, vento, soste giuste, strade che sembrano accompagnarti più che portarti da qualche parte.

In questa parte del viaggio c’è anche un dettaglio che per noi conta moltissimo: ci siamo fermati. L’episodio dedicato a Peniche racconta bene questo aspetto. Non tutto deve essere macinato. Alcune cose, per avere senso, vanno vissute stando fermi.

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Peniche e il tempo della sosta: quando il viaggio rallenta e trova una profondità diversa.

Verso Sagres, Faro e poi giù, fino a sentire l’Africa vicina

Nel sud del Portogallo il viaggio ha cominciato a cambiare ancora. Sagres, Faro, l’Algarve, il ritorno verso il confine spagnolo: tutti questi passaggi avevano una bellezza diversa, quasi di bordo del mondo.

Non erano solo tappe affacciate sull’oceano. Erano luoghi che preparavano psicologicamente a qualcosa di più grande. A quel punto inizi a capire che non stai più semplicemente facendo un lungo giro in Europa. Stai andando incontro a un salto di scala.

Ci sono momenti in cui il viaggio non prosegue soltanto: cambia statura.

E infatti poco dopo arriva uno dei momenti più forti di tutta la serie: la discesa verso Cadice e l’attesa del traghetto. In quella fase tutto si concentra: la stanchezza accumulata, l’entusiasmo, la logistica, la sensazione chiarissima che stai per passare una soglia vera.

Una delle puntate porta un titolo che riassume perfettamente quel momento: L’Ultima Frontiera prima dell’Africa. E non è un’esagerazione. È proprio così che si percepisce.

Il Marocco non è stato un extra: è stato il punto di svolta

Quando il traghetto parte e l’Africa smette di essere un’idea lontana, il viaggio cambia statuto. Fino a quel momento Iberia era già pieno, stratificato, intenso. Ma il Marocco gli ha dato qualcosa in più: una profondità nuova.

Ha spostato tutto da road trip europeo a vera traversata. Il passaggio raccontato in Dal Portogallo al Marocco – Il grande salto in Africa! rappresenta esattamente questo: il momento in cui il viaggio cambia continente, luce, immaginario.

https://www.youtube.com/watch?v=ot-Y6RzfyUQ
Il grande salto in Africa: uno dei passaggi più forti dell’intero viaggio.

Il ritorno, il Verdon e quella malinconia bella delle ultime tappe

I ritorni, per chi ama viaggiare, non sono mai soltanto ritorni. Sono una parte del racconto con una loro voce precisa. Dopo il Marocco, Iberia 2025 riprende la via di casa passando di nuovo dalla Francia, e le Gole del Verdon diventano il teatro dell’ultima notte fuori dall’Italia.

È una chiusura che ci somiglia: scenografica senza essere artificiale, intensa senza bisogno di essere raccontata a voce alta. E quando il film completo arriva al totale finale dei 6.349,4 km, quel numero non suona come una statistica. Suona come la misura concreta di ciò che abbiamo vissuto.

Per noi Pero Selvatico è anche questo

Iberia 2025 racconta bene una cosa che sentiamo da sempre: non ci interessa separare il viaggio dallo sguardo. Non partiamo per produrre contenuti. Partiamo per vivere qualcosa che abbia senso, e poi lo raccontiamo nel modo più onesto possibile.

La moto, in questo, è il nostro linguaggio. Non è soltanto il mezzo con cui ci muoviamo. È il modo in cui entriamo nei territori, in cui ascoltiamo i luoghi, in cui accettiamo il meteo, la fatica, le deviazioni, gli imprevisti, il silenzio.

Forse è proprio per questo che questo viaggio, più di altri, ci è rimasto addosso. Perché dentro c’è tutto quello che amiamo: montagne, oceano, frontiere, lentezza, soste, traghetti, rientri lunghi, strade che sembrano non finire mai. Ma soprattutto perché dentro c’è un’idea di viaggio che sentiamo profondamente nostra: quella in cui non sei tu a imporre un ritmo al mondo, ma sei disposto a cambiare il tuo per stare davvero dentro a ciò che stai vivendo.

Guarda la serie

Se vuoi seguire tutto il viaggio dall’inizio alla fine, qui trovi i contenuti principali di Iberia 2025.

Un’estate su due ruote, raccontata chilometro dopo chilometro.